VARESE – Univa inizia l’anno tentando di guardare oltre la crisi, con ottimismo e facendo proposte concrete agli imprenditori della nostra provincia. L’indagine congiunturale mostra una leggera ripresa nell’ultimo trimestre del 2009, e la previsione per il primo trimestre 2010 è altrettanto positiva.
LE IMPRESE VARESINE REAGISCONO BENE
“Il dato a cui bisogna fare attenzione – dicono da UNIVA – è quello della domanda di consumi, che è ancora instabile, mentre i costi delle materie prime continuano a salire. Le imprese rischiano di rimanere schiacciate tra questi due dati contrastanti, anche se nel complesso, soprattutto nel nostro territorio, stanno reagendo bene”.
La crisi si presenta in tutta la sua importanza nei dati riguardanti il ricorso, da parte delle aziende, alla cassa integrazione, sia ordinaria che straordinaria: 53 milioni di ore erogate nel solo 2009. Una cifra impressionante, soprattutto se confrontata con gli anni precedenti. Gli investimenti delle imprese sembrano in controtendenza: sono sostanzialmente stabili tra il 2008 e il 2009. Quando però si guarda nel merito, si capisce che la stragrande maggioranza delle imprese ha effettuato investimenti di mantenimento, non di ampliamento: semplici interventi di manutenzione, ad esempio, niente che possa preparare ad una crescita o che dia l’impressione di uno sguardo che punta lontano.
GRAGLIA: E' NECESSARIO FARE RETE
“Questo momento di crisi dev’essere uno spartiacque per le imprese in tutto il mondo, quindi anche per quelle varesine – ha dichiarato il Presidente dell’Unione Industriali di Varese Michele Graglia – La politica deve prendere decisioni che permettano a tutte le imprese italiane di essere competitive, ma le stesse imprese devono capire che non è più possibile tornare a comportarsi come prima della crisi”.
La soluzione, secondo Graglia, è quella di fare rete tra imprese vicine che lavorano nello stesso settore. “Il mercato non può più essere locale – ha continuato il Presidente di Univa – ma mondiale. Per questo, Univa ha promosso il distretto aerospaziale: imprese dello stesso territorio che fanno rete per unire gli sforzi, rendere ancora più compatta la filiera ed essere così ancora più competitivi a livello mondiale. Questo è valido per aziende che si occupano di prodotti particolarmente specializzati e prestigiosi come i satelliti, ma anche per le piccole imprese che producono oggetti più quotidiani. Sarà il segreto che ci permetterà di uscire a testa alta dalla crisi”.
Chiara Frangi










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